Alice Cooper - Paranormal, la nostra recensione

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Alice Cooper - Paranormal, la nostra recensione

Altra corsa altro giro, mr Cooper è di nuovo in pista con lo scintillante Paranormal, il suo 27° studio album.

Classe 1948, Alice Cooper (aka Vincent Damon Furnier) non accenna a perdere colpi e, a distanza di un paio di anni da Hollywood Vampires (con l’omonima band in cui militano anche Johnny Depp e Joe Perry degli Aerosmith), ci regala la sua nuova fatica discografica.

Con la vecchia volpe Bob Ezrin (con cui il nostro amico ha pubblicato gran parte della sua migliore discografia) a curare la produzione, Paranormal, pur non essendo un capolavoro, risulta un album divertente e godibile con alcune tracce davvero azzeccate.

Si aprono le danze con la titletrack, sicuramente uno dei migliori episodi della release anche grazie all’apporto di Roger Glover, bassista dei Deep Purple: epica, evocativa e originale, serve a Cooper per dimostrare di non aver minimamente perso neanche un po’ del suo smalto.

Dalla seconda, Dead Flies, si capisce bene che il disco è decisamente seventies oriented, e non troviamo nulla o quasi dei patinati anni ’80/90 di Trash o Hey Stoopid, o della svolta heavy dei primi 2000 come Dragontown o Brutal Planet. Fireball (scritta a due mani con il bassista Dennis Dunaway) convince appieno e graffia l’ascoltatore costringendolo a rimanere inchiodato alla sedia. I suoni sono diretti, potenti e di grandissima qualità e anche se sono presenti brani riempitivi come Dynamite Road, Holy Waters, Rats o Paranoic Personality tutti comunque divertenti e che si lasciano ascoltare con piacere, pezzi come Genuine American Girl divertente e autoreferenziale o  You And Your Friends, riuniscono il cantante con i membri originali della band (parliamo della fine degli anni ’60) Mike Bruce (chitarra), Dennis Dunaway (basso) e Neal Smith (batteria). Il drumming potente e preciso di Larry Mullen Jr. (U2) su quasi tutte le tracce, si rivela un’ottima decisione presa da Ezrin, così come la chitarra rozza, sporca e cattiva del reverendo Billy Gibbons (ZZ Top) sul brano Fallen In Love, che colpisce come un pugno nello stomaco. Altro pezzo che mi piace particolarmente è il cupo ed evocativo The Sound of A, che si discosta parecchio dal resto della release.

A chiudere il tutto, l’artista ci regala anche delle ottime registrazioni live di grandi classici eseguiti nel 2016… cosa volere di più?

Per quanto riguarda invece le tematiche, Alice si diverte a rimanere sempre in bilico tra il serio e il faceto e il titolo dell’album prende spunto dalle “stranezze” presenti nelle singole canzoni

“We went in to just do another Alice Cooper album, and it accidentally became a concept,”. "Lyrically every single character has some sort of abnormal, paranormal problem going on and I didn't have a name for the album, so Paranormal ended up sounding like the thing that cemented this all together. It wasn't paranormal on a level of ghosts or UFOs or Bigfoot; It was just paranormal on the fact (the characters) were next to normal."

                                                                                                                                              Alice Cooper

Ci siamo messi a registrare un altro album di Alice Cooper e accidentalmente è diventato un concept”.A livello di liriche, ogni personaggio ha qualche problema anormale o paranormale e io non avevo un titolo per l’album, così Paranormal sembrava la cosa che riuscisse a cementare tutto insieme. Non era paranormale nel senso di fantasmi, Ufo o lo Yeti; era paranormale nel senso che i personaggi non erano del tutto normali.

Pur essendo un grande fan di Alice - e quindi di parte -, credo che si possa oggettivamente promuovere a pieni voti Paranormal, che farà la felicità di tutti gli amanti del buon Vincent Furnier.

Ora restiamo in attesa del nuovo album degli Hollywood Vampires previsto per il prossimo anno. 



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