Caparezza in concerto a Roma, la nostra recensione

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Caparezza in concerto a Roma, la nostra recensione

Neanche il nubifragio di biblica memoria e l’annesso traffico della capitale riescono a fermare coloro che hanno contribuito al sold out di Caparezza al Palalottomatica e le migliaia di umidi fan si rifugiano all’interno della struttura pronte per lo show; si, perché di show si tratta e non di semplice concerto.

 La cosa bella dei live di Michele Salvemini è che si ha quasi la sensazione di vedere un circo che gira con il suo carrozzone e che fa di ogni canzone un’attrazione a sé.

Infatti, se già con il precedente Museica Tour (I e II) il cantante ci aveva abituato a uno spettacolo a 360° con scenografie, sketch e quant’altro, in questo Prisoner 709 Tour si è davvero superato: oltre ai soliti – bravi – musicisti e al fido Diego Perrone, come seconda voce, la famiglia si è allargata con l’arrivo di due ottime coriste e quattro ballerini, il tutto condito con efficacissimi elementi di scena.

Si aprono le danze con Prosopagnosia, dove Caparezza canta da dentro una bolla di plastica, circondato da una scenografia distopica in stile Blade Runner, con tanto di soldati con cappelli simili alle maschere dei medici veneziani durante la peste e con fucili a forma di chiave (riferimento al pezzo omonimo).

Segue l’atmosfera decisamente più cupa rispetto al precedente tour, con Prisoner 709, dove la band viene messa decisamente più in evidenza dal piglio heavy del brano.

Continua la sequenza di brani tratti dall’ultima release, come Confusianesimo (dove Caparezza, novello profeta, predica di una pulizia di coscienza davanti a una lavatrice alata cui è stato eretto un altare), Una Chiave, Ti Fa Stare Bene (con tanto di palloni giganti lanciati sul pubblico in delirio), Migliora La Tua Memoria Con Un Click, Larsen, un accenno a Minimoog (con Salvemini su uno strano lettino d’ospedale/automobile), Autoipnotica e il reprise di Prosoganosia a chiudere la prima parte dello show.

Un viaggio all’interno del corpo umano e l’uscita di Caparezza da un’enorme bocca, introducono Fuori Dal Tunnel, per la parte della serata dedicata ai classici del cantante.

La grande energia prosegue con Legalize The Premier, il ballo scatenato di Non Me Lo Posso Permettere, JODELLAVITANONHOCAPITOUNCAZZO e Goodbye Malinconia. Il momento dell’accensione dei flash dei cellulari (ripenso con tristezza agli accendini) arriva con China Town e l’enorme libro pop up portato sul palco; un delirante discorso sulla fine del mondo causato dallo sterminio delle api introduce La Fine Di Gaia, dove Capa e gli altri si presentano in scena con tute da apicoltori. Si cambia registro e un lungo monologo sulla vita e le opere (una in particolare, Campo di Grano con Volo di Corvi) di Vincent Van Gogh ci porta a Mica Van Gogh, con il pubblico in visibilio.

Pausa e encore con Avrai Ragione Tu, Vengo dalla Luna e Abiura di Me e poi i consueti saluti sulle note di Sogno di Potere.

Un grande concerto di un grande artista che sa rendere ogni show memorabile. 



Ampelio Bonaguro
  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
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