Doyle Bramhall II - She’ll Come Around, la nostra recensione

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Doyle Bramhall II - She’ll Come Around, la nostra recensione

Nonostante il nome di Doyle Bramhall II non sia molto noto al grande pubblico, il chitarrista cantante è in pianta stabile al fianco della leggenda Eric Clapton dal lontano 2004. Figlio del batterista Doyle Braham (noto per aver collaborato a stretto contatto con il compianto Stevie Ray Vaughan come coautore di numerosi brani del chitarrista e come batterista di Lighting Hopkins e Freddie King), Doyle Braham II (classe ’68), comincia presto a calcare le scene con il fratello di Stevie Ray Vaughan nei suoi The Fabulous Thunderbirds per poi fondare gli Arc Angels con il chitarrista Charlie Sexton dei Double Trouble (la band di SRV). Innumerevoli sono le sue collaborazioni con artisti del calibro di Derek Trucks, Susan Tedeschi, Elton John, Gary Clarke Jr. e moltissimi altri, fino ad approdare nella band di Eric Clapton.

Nonostante i numerosi impegni, Braham trova il tempo di portare avanti una carriera solista di tutto rispetto che giunge con She’ll Come Around al quarto capitolo, dopo Rich Man del 2016.

Noto per suonare la chitarra rovesciata (è mancino ma utilizza strumenti per destrorsi rovesciati e quindi con le corde al contrario), Braham è un chitarrista elegante poco avvezzo a virtuosismi, ma con un sound delicato e personale che mette costantemente al servizio dei brani.

She’ll Come Around è, infatti, un album discreto che si apprezza dopo numerosi ascolti; uno degli episodi più riusciti della release è sicuramente l’opening track Love and Pain, con la sua atmosfera vagamente tensiva. Hammer Ring è più convenzionale nel suo andamento bluesy e il crescendo costante e ci lascia nelle mani della successiva Everything You Need, song con venature soul in cui compare Eric Clapton come guest star. Allegra e “ariosa”, London To Tokyo ci traghetta con i suoi archi fino a alla più introspettivo Searching For Love in cui duetta con la brava – e bella – Norah Jones. Il sound diventa più muscolare con Live Forever With Greyhounds, in cui fanno capolino i primi Beatles, e si prosegue con il lentone Break Apart To Mend, brano intimista e sognante che si rivela una delle migliori tracce di SCA.

Seppur non particolarmente originale, la titletrack scorre via leggera e così la successiva The Night per accompagnarci a Parvanah, con il suo incedere misterioso dal sapore indiano.  A chiudere l’album ci pensa la doppietta Consciousnes – interessante nei suoi cambi di atmosfera inaspettati – e Going Going Gone, bella ballad classica suonata insieme alla Tedeschi Trucks Band.

Non un album “scoppiettante” e di forte impatto, dunque, ma un ottimo e “quieto” lavoro di un artista maturo che ha calcato i palchi più importanti del mondo.



Ampelio Bonaguro
  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
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