Motörhead - Under Cöver, la nostra recensione

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Motörhead - Under Cöver, la nostra recensione

Ero un ragazzetto quando ho cominciato a seguire Lemmy & Co., e da quando ho memoria ogni due anni circa potevi essere sicuro di trovare un nuovo album dei Motörhead in bella mostra sugli scaffali della discoteca ( intesa come vendita di nastri/dischi/DC, non come TUZ TUZ e cubiste, si, perché c’erano le nastrodiscoteche, niente musica liquida, gassosa o altro)

Ecco, a dicembre saranno passati proprio due anni (il 28, per la precisione) dalla scomparsa di Lemmy Kilmister (al secolo Ian Frase Kilmister), carismatico leader e fondatore della band, ed ecco che Phil Campbell (il chitarrista, che ho avuto la fortuna di poter intervistare pochi giorni or sono) e Mikkey Dee (il batterista) ci regalano ancora musica dando alle stampe una raccolta di cover registrate dal combo londinese tra il 1992 e il 2015.

E se è vero che quasi tutte le tracce sono facilmente reperibili, e che la componente “operazione commerciale” fa capolino qua e là, per i fan rimane comunque una gradita sorpresa.

Si parte con una tiratissima Breaking The Law dei Judas Priest, in cui la voce al vetriolo di Lemmy dona al pezzo una veste tutta nuova, nonostante l’arrangiamento sia praticamente identico all’originale.

Con God Save The Queen (Sex Pistols) la band tira fuori tutta la componente punk che da sempre la contraddistingue, e tutto il divertimento del mondo traspare nell’esecuzione che ci accompagna fino al “pezzo da novanta”, Heroes di David Bowie; scelta come singolo e registrata durante le recording session di Bad Magic (2015), la traccia si rivela sicuramente uno dei migliori episodi della release grazie anche alla voce di Lemmy che riesce davvero a toccare l’animo dell’ascoltatore.   

Bella e al testosterone la cover di Starstruck (Rainbow), in cui Lemmy duetta con Biff Byford (Saxon) dove l’atmosfera seventies del pezzo viene nutrita con gli steroidi (la traccia è stata registrata nel 2014 per il tributo a Ronnie James Dio, This Is Your Life). Cat Scrath Fever di Ted Nugent è assai nota per essere presente in March Or Die (1992), uno degli album più apprezzati della band, insieme alla geniale Hellraiser, che è una cover a metà, essendo stata composta da Lemmy insieme a Ozzy Osbourne (che l’ha registrata per primo nel 1991 su No More Tears) e a Zakk Wylde. Della doppietta dedicata ai Rolling Stones, convince solo Sympathy For The Devil (da Bad Magic), mentre Jumpin’ Jack Flash risulta un po’ moscia e del tutto isipida.

Rockaway Beach (Ramones), seppur molto divertente come brano, non funziona e suona un po’ come se stessimo ascoltando un band di liceali che suona alla festa scolastica: sicuramente il peggior pezzo della raccolta.

A chiudere Under Cöver ci pensano Shoot ‘Em Down dei Twisted Sisters, qui in versione “motörized”, in cui parte dell’allegria del pezzo viene sacrificata in nome di una maggiore muscolarità, e la conclusiva Whiplash (Metallica), diversamente violenta dall’originale ma ugualmente godibile.

Insomma, un album di cover, anzi, di cöver, che non aggiunge molto alla nutrita discografia della band, ma che per i fan duri e puri (come il sottoscritto) risulta imperdibile.

They are Motörhead… and they play rock ‘n roll.



Ampelio Bonaguro
  • Giornalista e docente di musica
  • Chitarrista e performer
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